Mai come ora la sinistra si trova in crisi, e non per una sconfitta elettorale, ma per una sconfitta culturale. L’egemonia che vantavamo negli anni passati è finita, è in crisi quello spirito progressista di cui parlava in suo articolo di pochi giorni fa Francesco Indovina. Il socialismo non gode di buona salute non solo in Italia, ma in tutta Europa. Questa sconfitta culturale ci pone in crisi perché investe la società andando ben oltre i confini del nostro risultato elettorale.
Ci troviamo di fronte ad un attacco senza precedenti al lavoro, alla scuola, al semplice modo di vivere, e non potrebbe essere che così visto che uno dei piedistalli della nostra società, lo spirito progressista, si sta perdendo.
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Un affermazione che va oltre alla tutela e alla difesa del lavoratore. Il lavoro è secondo la costituzione il modo in cui ci realizziamo nella società, il luogo in cui partecipiamo alla crescita della comunità in cui viviamo. Oggi però il prestigio sociale non è dato dalla qualità di ciò che uno produce ma dalla quantità che uno consuma e questa affermazione entra in crisi. Il lavoro cessa di essere valore in sé e diventa solo un modo per fare ricchezza, un mezzo per poter consumare.
Questo fa male alla sinistra.
La sconfitta del nostro spirito progressista uccide il domani. La nostra capacità di creare pensieri lunghi, progetti ampi ne risulta compromessa. Viviamo schiacciati nel presente. La sinistra non riesce più a dare un senso di marcia, un ampio respiro, una meta ideale. I movimenti, quali essi siano, da quello pacifista a quello no-Dal Molin, affrontano una e una sola battaglia, che combattono, vincono o perdono e poi si esauriscono. Non nasce un nuovo ’68, cioè un movimento che mette tutto in discussione, che si rivolge alla società nel suo complesso. Così come nella scuola gli studenti hanno battuto la Moratti, batteranno la Gelmini, ma non riescono a portare un idea di scuola diversa e nuova. E noi, Sinistra Democratica, fatichiamo con il tesseramento e a coinvolgere le persone.
Vogliamo un mondo da gestire o un mondo da cambiare? Essere di sinistra vuol dire credere in un mondo che si può e si deve cambiare. Un altro mondo è possibile, ma è ora di dire quale mondo e come lo costruiamo. Solo in questo modo possiamo ricostruire un pensiero lungo, una prospettiva politica che esca dal qui e ora, dal semplice battere Berlusconi.
Queste sono le nuove ragioni del socialismo: capire come cambiare questo mondo cambiato.

Lorenzo Azzolini.