La manifestazione di Sabato 11 Ottobre a Roma ha ampiamente dimostrato l’esistenza dell’Opposizione nel nostro Paese.
Quella opposizione che molti credevano fosse definitivamente sparita.
Dal Parlamento, dove, a parte i temi della Giustizia, per i quali bisogna dare atto all’On. Di Pietro di aver ben rappresentato il pensiero degli italiani onesti, un PD in perenne crisi di identità si distingue ormai unicamente per i suoi inconcludenti tentennamenti.
E dalla società, sempre più pervasa dalla dilagante egemonia culturale e valoriale di una destra rozza e populista.
E invece non è sparita: l’opposizione non soltanto esiste, ma ha anche tanta voglia di alzare la voce.
A volerla dire tutta, è stato un successo insperato; e credo che nessuno, fino alle 12 di Sabato, ora del raduno in Piazza della Repubblica, avrebbe potuto realisticamente pronosticare una così ampia partecipazione.
La poca attenzione di gran parte dei giornali e di tutte le televisioni, la scarsità dei mezzi finanziari a disposizione, i limiti di una organizzazione quasi spontanea, non promettevano nulla di buono; ma la grande voglia di partecipare, di esserci, ha consentito di superare tutte le difficoltà: il vasto popolo della sinistra ha risposto, come spesso accade, numeroso e compatto.
300.000 manifestanti, hanno scritto gli organi di informazione il giorno dopo; provenienti da tutta Italia, hanno sfilato fino alla Bocca della Verità, “una piazza troppo piccola per contenerli tutti”.
Possiamo quindi dichiararci soddisfatti e archiviare positivamente l’evento?
Riteniamo di no. C’è un nodo politico che occorre sciogliere rapidamente.
Questa importante manifestazione ha rivelato la grande voglia di riscatto della sinistra; travolta dal terremoto elettorale della primavera scorsa, frustrata da una lunga estate di deludenti congressi, avvilita per la confusione regnante fra i suoi gruppi dirigenti, non vedeva e non vede l’ora di poter rialzare la testa e contrastare con decisione le politiche disgregatrici del Governo.
C’è quindi un diffuso “bisogno” di opporsi alle destre, un sentimento unificante che chiede soltanto di avere adeguata rappresentanza organizzata.
I leader delle forze politiche che hanno sfilato nel corteo continuano però a procedere in ordine sparso, proponendo soluzioni diverse sia sul modo di costruire la rappresentanza politica che sulle strategie per l’opposizione.
Il Pdci e la maggioranza di Rifondazione sostengono l’opportunità della riunificazione dei comunisti, e, dichiarandosi indisponibili ad ogni forma di alleanza, almeno a livello nazionale, con l’attuale opposizione parlamentare, rilanciano la proposta del “coordinamento delle sinistre”.
Sinistra Democratica e la minoranza di Rifondazione, che proprio in occasione della manifestazione hanno promosso la creazione dell’area “per la Sinistra”, intendono invece dar vita a una sinistra capace di non arenarsi nelle secche del minoritarismo e di una politica solo testimoniale, e propongono la realizzazione di un largo campo di forze di opposizione, PD incluso.
Nel primo caso l’opposizione è intesa quindi più come tratto identitario che come momento dell’azione politica, nel secondo è invece ritenuta il periodo e il luogo dove costruire l’alternativa per il Governo del Paese.
Gli intenti delle forze di sinistra che guardano al PD come naturale alleato contrastano però con la sua “vocazione maggioritaria”; pur uscendo pesantemente sconfitto nelle elezioni politiche di Aprile, nelle amministrative e nelle regionali siciliane, il PD persevera in tale prassi, e la indisponibilità ad aprire la manifestazione del 25 Ottobre alle altre forze di opposizione non rappresentate in parlamento ne è la prova evidente.
Ed è questo il nodo politico che occorre assolutamente sciogliere, e bisogna farlo presto.
La questione che abbiamo davanti non è quindi su quale opzione puntare per costruire la futura rappresentanza politica della sinistra, che pure è un problema enorme; su questo le idee ci sono, e sono assolutamente chiare: sappiamo bene che occorre liberarci, senza per questo rinnegarle, dalle rassicuranti nostalgie per un passato destinato a non tornare più, e affrontare con decisione e rigore i drammi e le incognite del terzo millennio. È con questo scopo che in Liguria stiamo lavorando per dare vita alle Case della Sinistra.
E abbiamo le idee altrettanto chiare sull’obiettivo e sulle alleanze da realizzare: l’obiettivo deve essere necessariamente il governo del Paese, e possiamo conseguirlo solo costruendo una chiara alleanza con tutta l’attuale opposizione parlamentare, PD incluso, naturalmente.
Ma abbiamo altrettanto chiaro che tutto questo si potrà realizzare solo se verrà politicamente dismessa la “vocazione maggioritaria” del Partito Democratico.
In una fase storica paradossale, dove si manifestano in tutta la loro evidenza le rovine dell’economia neoliberista e tutti, anche i neoliberisti, reclamano a gran voce l’intervento dello Stato a tutela dei loro interessi, il nostro Paese è l’unica economia europea dove la sinistra è fuori dal Parlamento.
Ciò è conseguenza di una scelta che è stata devastante; è nell’interesse del Paese rivedere questa posizione.
Il popolo della sinistra ha ancora una volta dimostrato di avere una grande capacità di reazione; non è giusto, e neppure opportuno, scommettere ancora sulla sua capacità di sopportazione. E non è neppure giusto, e nemmeno opportuno, considerarlo solo un consenso elettorale da conquistare alle prossime elezioni.