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A Parma si muove la protesta (di Chiara Cavatorti)

Se l’istruzione è un costo provate l’ignoranza, questo è uno dei tanti striscioni che si vedono nelle facoltà a Parma.
Anche il nostro ateneo si è mobilitato, la protesta è partita il 6 ottobre con un volantinaggio al campus, su iniziativa della facoltà di scienze che ha prodotto il blocco della tangenziale.
Di conseguenza si è costituito un Comitato, UniPRotesta, grazie a ricercatori, dottorandi, insegnanti e studenti che ha promosso assemblee di informazione sulla riforma. L’ultima svoltasi ieri sera in un aula di Lettere ha portato a una partecipazione di quasi 300 tra studenti, insegnanti e membri del consiglio d’amministrazione dell’ateneo.
Significativa una lettura di Piero Calamandrei che già 50 anni fa aveva ipotizzato una situazione del genere:
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli, ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato (…)
…Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private(…)
… Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Anche gli studenti stanno cercando di informare i compagni di corso passando per le classi a spiegare gli effetti che produrrà la legge, e che molti ancora non conoscono.
Il comitato è appoggiato anche dall’Udu, Unione degli Universitari, e grazie ai rappresentanti degli studenti si stanno svolgendo Consigli di facoltà straordinari solo sulla legge 133, con l’obiettivo di far prendere una posizione al Senato Accademico.
In occasione del primo Consiglio di Facoltà svoltosi a Scienze si è tenuto un presidio di studenti; gli insegnanti di Scienze hanno deciso di bloccare la didattica in segno di protesta a partire da lunedì 27 ottobre.
Domani si svolgerà un corteo “funebre” per via D’Azeglio. La scuola pubblica è in lutto, l’università pubblica è in lutto e noi studenti di conseguenza saremo vestiti a lutto.
La voce è univoca, spegnere l’università e continuare a tagliare i fondi significa ipotecare il nostro futuro, bisogna investire nella cultura a cui devono avere accesso tutti, e non solo chi se lo può permettere.